domenica 21 aprile 2013

In lode della pennichella

Mio padre per quarant'anni ha fatto il maestro elementare. La sua giornata lavorativa si concludeva perciò all'ora di pranzo. Questa circostanza, unita alla vicinanza tra scuola e casa, ha fatto sì che egli potesse diventare un autentico virtuoso della pennichella. La praticava (e mi risulta la pratichi tuttora) nella sua forma più classica e nobile: per durate che andavano dalla mezz'ora ai tre quarti d'ora e spesso allungato su una poltrona. Cedeva alla facilitazione, starei per dire alla tentazione, del letto solo in qualche giornata invernale particolarmente fredda o viceversa nelle temibili controre del mio Sud.

La mia giornata lavorativa contrattuale è di sette ore e mezzo più un'ora di pausa pranzo; in più lavoro a un'ora abbondante di viaggio da casa. Questo mi taglia fuori dalle pennichelle infrasettimanali e mi lascia un misero residuo nei fine settimana. Le mie pennichelle si svolgono rigorosamente a letto (mai riuscito a prendere sonno se non completamente sdraiato e coperto) e travalicano la misura classica estendendosi spesso per un'ora e mezzo, talvolta anche di più.

Nonostante queste indubbie manchevolezze mi ritengo un estimatore di questo nobile modo di trascorrere il tempo, che col sonno serale e notturno ha la stessa parentela di un pranzo gourmet col Cheeseburger Menu di Mac Donald.

Innanzitutto la pennichella è un modo sublime di procrastinare; e come ci insegna Jerome K. Jerome, "è impossibile godere a fondo l'ozio se non si ha una quantità di lavoro da fare". Le ore serali sono naturaliter consacrate al sonno; a metà giornata, anche il sabato o la domenica, uno ha spesso qualche cosa, cosetta, cosuccia da fare: ebbene, quale piacere più squisito di sapere che ci sarebbe questo o quello da fare e contemporaneamente sdraiarsi a letto?

E poi la pennichella ci offre l'altro condimento indispensabile di ogni piacere raffinato: quello della sua assoluta superfluità. Il sonno notturno è riposo che il nostro corpo e il nostro spirito ci richiedono ed è un richiamo che non permette di essere ignorato; quello pomeridiano è riposo di cui in fondo potremmo fare a meno, che ci concediamo magnanimamente in un atto di generosità verso noi stessi.

E infine: che dire delle altre delizie che la pennichella porta con sè, potremmo dire che implica? Dal lento ritorno allo stato di veglia, molto più graduale e prolungato che al mattino, al caffè (da prepararsi esclusivamente con la napoletana, chè la moka o peggio ancora i bibitoni caldi li lasciamo ai nordici, dai milanesi in su) che aspettiamo pazientemente scenda?

Diffidate di chi diffida della pennichella. Dicono che siano ore perdute: sono invece ore guadagnate perchè le sottraiamo liberamente al flusso della produttività per incastonarle nell'oro dell'otium.


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