Milan Kundera una volta scrisse: "la memoria non gira film, scatta fotografie".
In effetti è così, almeno per me.
Ed è probabilmente questa la ragione più profonda che mi motiva di tanto in tanto a vincere la programmatica pigrizia e a prendere in mano la macchina fotografica.
Come conseguenza, ogni anno al ritorno da Nola riporto con me una manciata di fotografie.
Un piccolo tributo di affetto, un modo per fissare qualche attimo, un sistema per placare e al tempo stesso alimentare la nostalgia.
A questo indirizzo trovate quelle scattate durante la Festa di quest'anno.
Se qualcuno volesse sfogliarle come in un libro, può usare il link qui sotto:
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domenica 29 giugno 2014
domenica 1 giugno 2014
Arape 'sta fenesta
"Arape 'sta fenesta
e fà trasì 'stu mese beneditto:
te ll'aggio sempe ditto
ca quanno vene Giugno
'o core mio s'allarga!
Famme sentì chest'aria 'mbarzamata
famme sentì 'o profumo 'e sti gghiurnate,
arape oj Rò, nun me fa cchiù sperì!
Mò saglie d'ò ciardino
'n'addore 'e ggiusummine
e ddice a chistu core:
nun siente ch'è tturnato, sta 'cca San Paulino,
sta 'cca 'nzieme cu 'tte!"
Mario Patanella, "Arape 'sta fenesta"
Giglio del Panettiere 1977
E' giugno.
Questa notte qualcuno a Nola avrà sparato qualche salva di fuochi d'artificio.
Qualcuno oggi incontrando amici e conoscenti farà loro gli auguri come se fosse Capodanno.
E in effetti a Nola è così: gli anni si computano non da un gennaio all'altro, ma da un giugno al seguente. Da una Festa alla successiva.
E anche chi è riuscito a mantenere un profilo di maggiore sobrietà, sentirà nell'aria qualcosa di diverso; sentirà il montare di un'attesa lieta e febbrile, sentirà un'intera città agitata da una frenesia sempre più difficile da controllare.
Fra qualche giorno dalle viuzze del centro storico sbucheranno delle lunghe carrette cariche di assi di legno, e negli slarghi deputati allo scopo l'aria risuonerà del rumore del legno inchiodato.
Per prima sarà assemblata la borda, il lungo palo centrale alto venticinque metri intorno al quale viene costruita l'intera struttura lignea del Giglio; e quando la borda sarà sollevata e appoggiata ad uno dei palazzi circostanti l'avvenimento sarà festeggiato con lo spumante e i mortaretti.
Poi intorno alla borda sarà costruito l'intero Giglio; e poi, e poi, e poi.
Per chi come me vive lontano da Nola, l'inizio di giugno porta con sé sentimenti ambivalenti: da una parte lo spirito per antica, inveterata abitudine, si associa nella gioia a tutti i nolani; dall'altra il senso di lontananza e di distacco, la tristezza di un esilio non importa quanto volontario si fanno sentire in questi giorni più che mai.
Ma è una tristezza che per fortuna dura poco, soprattutto se - come me - si ha la fortuna di poter trascorrere a Nola almeno la settimana della Festa. Ancora un paio di settimane e poi si potrà di nuovo passeggiare per il Corso, ci si potrà affacciare mmiezo 'a Chiazza scrutando alla ricerca di volti familiari, cercare un po' d'ombra nei vicoletti.
Sì, lo so.
La mia città, la mia terra è attanagliata da problemi drammatici.
L'economia che non decolla, la criminalità, l'inerzia della politica, i veleni nel terreno.
E sì, lo so: non sarà l'ebbrezza della Festa, non sarà lo splendore della luce di giugno a sanare queste piaghe.
Ma io rivendico il diritto, conquistato ogni anno con cinquantuno settimane di assenza e di nostalgia, di mettere per la cinquantaduesima settimana tutte le sgradevolezze fra parentesi.
Il diritto di illudermi, sapendo che di illusione si tratta, che la realtà che vedo coincida con quella del ricordo e del sogno.
Il diritto di ogni emigrante di sentirsi, almeno per pochi giorni all'anno, pienamente e compiutamente a casa.
mercoledì 4 dicembre 2013
Patrimonio dell'UNESCO
Mi piacerebbe, tanto per tirarmela un po', poter dire che l'ultimo dell'anno quand'ero ragazzo era allietato dai severi corali di Bach. O dai festosi inni di Haendel. O almeno dagli spumeggianti tre quarti straussiani. E invece no: il passaggio da un anno all'altro a casa mia era punteggiato dalle canzoni dei Gigli. Non so se anche altrove a Nola ci fossero analoghi riti, ma da noi era così. Questo per dire che anche in questo periodo dell'anno, più da Weihnachtsoratorium o da Messiah, la Festa era con noi e noi con lei.
Sono dettagli che mi sono tornati in mente oggi leggendo di una sessione plenaria dell'UNESCO, tenutasi nella remotissima Baku, in cui la Festa dei Gigli è stata iscritta nella lista delle manifestazioni patrimonio immateriale dell'umanità.
E' stato un cammino lungo e accidentato, percorso talvolta a mezzo passo e talaltra anche francamente a capa arreto, ma l'importante è avercela fatta. Per una delle magnifiche ironie della vita, una celebrazione fatta di colossali strutture di legno e cartapesta, di caldo, di fatica e di sudore viene iscritta in una lista di beni immateriali: eppure a ben vedere è un paradosso solo apparente. In fondo l'esplosione dionisiaca della Festa non si spiega se non con un accumulo progressivo di tensioni, speranze, progetti, attese che a Nola va avanti per tutto un anno, per tutti gli anni.
La Festa è un grande, coloratissimo sogno: ma un sogno che viene sognato da una comunità intera che in esso si identifica e si riconosce. E cosa c'è di più aereo, delicato, immateriale di un sogno?
Domani tutti i nolani si risveglieranno e ritroveranno intatti problemi e preoccupazioni del giorno prima. Non sarà il sigillo UNESCO a spezzare d'incanto le tante catene che impediscono alla mia città di sviluppare il suo potenziale. Non sarà una decisione ratificata nell'Azerbaijan a convincere finalmente i miei concittadini a prendere su di loro il proprio destino; né essa avvicinerà di un metro a Nola tutti i nolani forestieri come me che vivono nel desiderio perennemente frustrato di due chiacchiere 'mmiezo 'a chiazza o di una passeggiata calpestando i basoli del centro antico.
Ma intanto adesso qualcuno in più sa che a Nola noi abbiamo questo sogno. E questo sogno è il dono di Nola anche per chi nolano non è.
Come ha giustamente chiosato mio padre quando gli ho dato la notizia, "in fondo la Festa era già patrimonio nostro. Mi fa piacere per il resto dell'umanità".
Sono dettagli che mi sono tornati in mente oggi leggendo di una sessione plenaria dell'UNESCO, tenutasi nella remotissima Baku, in cui la Festa dei Gigli è stata iscritta nella lista delle manifestazioni patrimonio immateriale dell'umanità.
E' stato un cammino lungo e accidentato, percorso talvolta a mezzo passo e talaltra anche francamente a capa arreto, ma l'importante è avercela fatta. Per una delle magnifiche ironie della vita, una celebrazione fatta di colossali strutture di legno e cartapesta, di caldo, di fatica e di sudore viene iscritta in una lista di beni immateriali: eppure a ben vedere è un paradosso solo apparente. In fondo l'esplosione dionisiaca della Festa non si spiega se non con un accumulo progressivo di tensioni, speranze, progetti, attese che a Nola va avanti per tutto un anno, per tutti gli anni.
La Festa è un grande, coloratissimo sogno: ma un sogno che viene sognato da una comunità intera che in esso si identifica e si riconosce. E cosa c'è di più aereo, delicato, immateriale di un sogno?
Domani tutti i nolani si risveglieranno e ritroveranno intatti problemi e preoccupazioni del giorno prima. Non sarà il sigillo UNESCO a spezzare d'incanto le tante catene che impediscono alla mia città di sviluppare il suo potenziale. Non sarà una decisione ratificata nell'Azerbaijan a convincere finalmente i miei concittadini a prendere su di loro il proprio destino; né essa avvicinerà di un metro a Nola tutti i nolani forestieri come me che vivono nel desiderio perennemente frustrato di due chiacchiere 'mmiezo 'a chiazza o di una passeggiata calpestando i basoli del centro antico.
Ma intanto adesso qualcuno in più sa che a Nola noi abbiamo questo sogno. E questo sogno è il dono di Nola anche per chi nolano non è.
Come ha giustamente chiosato mio padre quando gli ho dato la notizia, "in fondo la Festa era già patrimonio nostro. Mi fa piacere per il resto dell'umanità".
venerdì 28 giugno 2013
Di ritorno
E' ormai passato qualche giorno dal rientro da Nola.
Anche quest'anno la Festa ha bruciato in una folle vampata tutte le attese, i sogni e le speranze accumulati da un'intera città nel corso di un anno.
Chi volesse vedere qualche immagine di ciò che è stata la Festa del 2013 troverà qui gli scatti effettuati da me durante la lunga, brevissima settimana dal 16 al 23 giugno.
Su quello che è stato per me questa parentesi nolana potrei (dovrei) scrivere tanto. Ma - in omaggio al titolo di questo spazio - preferisco cedere la parola a una voce decisamente più ispirata della mia: quella di Giuseppe Ungaretti.
Silenzio
Conosco una città
che ogni giorno s’empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera
Nel cuore durava il limìo
delle cicale
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell’aria torbida
In fondo il 22 giugno del 2014 non è poi così lontano.
Anche quest'anno la Festa ha bruciato in una folle vampata tutte le attese, i sogni e le speranze accumulati da un'intera città nel corso di un anno.
Chi volesse vedere qualche immagine di ciò che è stata la Festa del 2013 troverà qui gli scatti effettuati da me durante la lunga, brevissima settimana dal 16 al 23 giugno.
Su quello che è stato per me questa parentesi nolana potrei (dovrei) scrivere tanto. Ma - in omaggio al titolo di questo spazio - preferisco cedere la parola a una voce decisamente più ispirata della mia: quella di Giuseppe Ungaretti.
Silenzio
Conosco una città
che ogni giorno s’empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera
Nel cuore durava il limìo
delle cicale
Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell’aria torbida
In fondo il 22 giugno del 2014 non è poi così lontano.
venerdì 14 giugno 2013
Bella straniera
![]() |
| I Gigli in Piazza Duomo |
La Festa dei Gigli è un rituale antichissimo, che trae probabilmente le sue origini dai riti di fecondità che si celebravano nell'ager nolanus già in epoca preromana. Qui trovate una sommaria descrizione dello svolgimento attuale della Festa, che ovviamente non riesce a dar conto dell'atmosfera che si respira a Nola per tutto il mese di giugno e che trova il suo acme il giorno della ballata dei Gigli, il 22 giugno o la prima domenica successiva a questa data.
L'Italia è ricca di feste e tradizioni di antica origine, molte delle quali ancora oggi sentite e celebrate dalle varie comunità locali: in fondo l'immagine dei paesani forestieri che tornano al luogo natio in occasione delle celebrazioni per il santo patrono è un topos del cinema italiano(e non solo) fin dagli anni '60.
Ma una Festa che arrivi a plasmare a propria immagine e per i propri scopi finanche il tessuto urbano di una città, una Festa che attraverso le innumerevoli fasi del suo svolgimento richiede impegno e dedizione per tutto l'anno, una Festa che finisce per diventare un pezzo fondante dell'identità di un'intera popolazione è qualcosa che - concedetemelo - si trova ben più di rado.
L'attaccamento dei nolani alla Festa - parafrasando Collodi - "non si può descriverlo: bisogna saperselo figurare". E' un legame che comincia da bambini e per alcuni varca la soglia della morte: nel cimitero di Nola non sono rare le lapidi decorate con piccoli simulacri dei Gigli, quasi a testimoniare che un filo tanto tenace non può essere reciso neanche dalla Parca.
Io stesso, pur essendo caratterialmente agli antipodi della frenesia dionisiaca tipica della Festa, mi sentirei impazzire se in quei giorni fossi in qualunque angolo di mondo diverso da Nola.
Mi sono chiesto spesso di cosa sia fatta una catena tanto forte, un vincolo tanto tenace. Certo, la Festa è in sé stessa estremamente coinvolgente e spettacolare: ma questa è soltanto la superficie, ciò che è dato di cogliere anche a chi nolano non è, ciò che si presta ad essere raccontato, fotografato, filmato.
Ogni nolano però mi darà ragione quando affermo che nella Festa c'è molto di più che la danza maestosa di queste torri d'oro e d'argento, c'è un quid molto più intimo e molto meno comunicabile, c'è qualcosa che probabilmente rende ragione anche dell'atteggiamento ambivalente che noi nolani abbiamo nei confronti della divulgazione della Festa: da una parte vorremmo che tutto il mondo la conoscesse e l'amasse, dall'altra parte ci rendiamo conto con frustrazione che il suo nucleo vero e vitale è destinato il più delle volte a risultare impenetrabile a chi non abbia passato buona parte della vita in quel triangolo delimitato dalle colline di Cicala, Sant'Angelo e Cappuccini.
Il fatto è - vedete - che ad ogni ritorno della Festa il nolano rivive frammenti della sua vita.
Ad ogni Festa io mi rivedo bambino, preso per mano da mio padre e portato ad ammirare le evoluzioni di questi giganti di legno e cartapesta; mi rivedo ragazzo a fare ammuina fino all'alba; rivivo la dolcezza fresca degli spumoni con cui si chiudevano i pranzi della domenica dei Gigli preparati da mia madre, e lo strazio della prima Festa senza di lei.
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| Un caso di scuola di sincretismo culturale: una polacca sotto 'e vvarre |
C'è voluto qualche anno per convincerla che quelle torri di legno e cartapesta non erano destinate a rovinare sul pubblico che assisteva alla loro danza, e ancora non sono sicuro che se ne sia persuasa del tutto.
Ma paura o meno, caldo asfissiante o meno, su un balcone o schiacciata tra la folla, sono ormai quindici anni ininterrotti che lei è sempre vicino a me. Se invece che nel Mazowsze nordoccidentale polacco fosse nata sui Quartieri, 'ncoppa 'a Travaglia o fore 'e fuosse non avrei avuto compagn(i)a più affettuosa e assidua.
E il titolo di questo post - che richiama quello di una canzone della Festa in cui si narra la storia di una bella forestiera innamorata dei Gigli - vuol essere un modesto omaggio a lei e a tutti quelli che vivono accanto a un nolano o una nolana e gli/le arricchiscono i ricordi della Festa con la loro disponibilità e la loro presenza.
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