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martedì 11 agosto 2015

Let's twist again

For, when Stubb dressed, instead of first putting 
his legs into his trowsers, he put his pipe into his mouth.

Hermann Melville, Moby Dick or The Whale


Uno degli aspetti del fumare la pipa che trovo più affascinanti è la varietà davvero infinita non solo dei gusti e degli aromi ma anche delle modalità di preparazione e confezionamento attraverso le quali il tabacco può essere veicolato.
Dal ready-rubbed al flake, dal plug al crumble kake (qui trovate il catalogo più esaustivo a me noto delle alternative possibili),  è veramente un piccolo mondo di fette, strisce, panetti, monetine e chi più ne ha più ne metta.

Non saprei spiegarmi da dove derivi la fascinazione di cui sto per narrare, se non forse pensando ad una freudiana assonanza coi treccioni di mozzarella di bufala che talvolta popolano i miei bulimici sogni di emigrante: sta di fatto che una tipologia di preparazione che personalmente ho sempre trovato particolarmente attraente già in termini di apparenza fisica è la treccia (o rope, o twist che dir si voglia), ossia sostanzialmente una corda più o meno rigida e più o meno spessa fatta di tabacco, che per essere consumata deve essere affettata a rondelle con un coltello.  

E' un confezionamento che evoca marinai di baleniera o minatori gallesi : sembra che spesso i minatori tagliassero un trancio di rope per masticarselo durante il lavoro, non potendo fumare in galleria e poi consumare il residuo in pipa a fine giornata.  E non è difficile immaginare che lo Stubb di Melville o i minatori di A.J. Cronin fumassero tabacco preparato in questo modo. 
Oggi questo antico e tradizionale sistema di packaging rappresenta una piccola nicchia in un mondo (quello del tabacco da pipa di qualità) che è esso stesso un prodotto estremamente di nicchia: se escludiamo alcuni prodotti tradizionali provenienti da aree extraeuropee (il Tambolaka filippino o il fumo de corda brasiliano), ormai (perlomeno a mia conoscenza) solo le due benemerite case cugine di Kendal contemplano nella loro offerta tabacco da pipa in treccia.

Il solo e vero grosso problema coi twist è che - non saprei se per meglio conformarsi ai gusti della loro platea originaria o per effetti collaterali del processo di lavorazione -  i tabacchi confezionati in questo modo sono quasi sempre caratterizzati da una spinta nicotinica decisamente superiore alla media, il che ne fa una sorta di ironman del fumo di pipa, qualcosa a cui possono avvicinarsi in pochi e anche quei pochi a patto di essere nelle condizioni psicofisiche giuste.

Ma per fortuna esiste anche un'esigua minoranza di referenze che vi dà la possibilità di provare l'ebbrezza del twist anche se la bistecca di balena che avete mangiato l'ultima volta non ve la siete procurata fiocinando di persona il cetaceo. 
Sto pensando in particolare a una linea di prodotti confezionata in esclusiva per conto di Synjeco nientemeno che da Gawith&Hoggarth.

L'Holker Twist di Synjeco
Si tratta di sei prodotti classificabili in due linee distinte, caratterizzate dal diverso diametro e dalla diversa flessibilità delle corde di tabacco.

La prima linea (quella che trae origine dalla corda più spessa e scura, la vedete in foto qui a fianco) comprende l'Oxenfisl Twist, l'Holker Twist e il Kentmere Sliced Twist. Di essi l'Oxenfisl è composto di soli Virginia, l'Holker dagli stessi Virginia dell'Oxenfisl con l'aggiunta di una generosa porzione di Perique e infine il Kentmere Sliced non è altro che Holker già affettato in monetine pronte ad essere infilate nella pipa.

Synjeco Clegir Rope

Analogamente la seconda linea (corda più chiara, più sottile e più flessibile, nella foto qui a destra) comprende il Clegir Rope (solo Virginia), il Grenodd Rope (Virginia + 7% Perique) e l'Ambleside Curly (Grenodd Rope preaffettato). 

Come già accennato, sono tabacchi dall'impatto nicotinico decisamente gestibile, tanto da poterli far diventare dei tuttogiorno senza particolari remore: ma sarebbe un peccato se diventassero dei tuttogiorno perchè sono così dannatamente buoni da meritare ogni volta l'attenzione che si dedica alle pipate d'eccezione. Più morbida, matura, corposa, "passita" la famiglia Oxenfisl, più speziata ed erbacea la famiglia Clegir, si tratta di tabacchi che nessun fumatore di pipa (in particolare se interessato alle multiformi declinazioni dei Virginia) dovrebbe farsi sfuggire l'occasione di assaggiare. E possibilmente di immagazzinare, dato che come tutti i Virginia di qualità invecchiano in maniera sublime. 

Chi di voi non apprezza particolarmente il celebre Kendal scent di cui i prodotti Gawith&Hoggarth sono gli alfieri può stare tranquillo: in questi tabacchi non ce n'è neanche la più lontana eco. Quello che invece condividono con gli altri prodotti della stessa Casa è una facilità di combustione esemplare. Non importa quanto grossolano sia stato il lavoro che avete svolto nell'affettare questi bei treccioni profumati: a patto che non pressiate troppo nel fornello il tabacco brucerà senza problemi di sorta.

L'unico  punctum dolens di questi tabacchi è la loro reperibilità: per procurarseli bisogna andare in Svizzera, o vivere in un Paese nel quale sia legale farsi spedire tabacco dall'estero (il che mette automaticamente fuori gioco l'Italia). 
Ma per dei tabacchi che davvero fanno venir voglia appena svegli di infilare prima la pipa nella bocca che le gambe nei calzoni può valer la pena di fare qualche piccolo sforzo logistico. 

In fondo non sarà mai scomodo quanto scavare carbone nel Galles, o andare a caccia di balene sotto il comando del capitano Achab.


martedì 30 luglio 2013

Cumberland spring

Era il 1944 quando il compositore americano Aaron Copland ricevette dalla ballerina Martha Graham la commissione per la musica di un balletto ispirato alla vita dei pionieri.
Aaron Copland ai tempi di Appalachian Spring
La Graham fornì a Copland solo un sommario molto vago della "trama" del lavoro, nell'intento di lasciare al compositore la massima libertà espressiva possibile. Durante tutta la fase della composizione, Copland chiamò il lavoro semplicemente ballet for Martha e fu soltanto una settimana prima del debutto (avvenuto a Washington il 30 ottobre) che la Graham decise il titolo definitivo: Appalachian Spring.
L'organico originario prevedeva un ensemble cameristico formato da tredici strumentisti (gli archi in formazione canonica più clarinetto, fagotto, flauto e un pianoforte); l'anno successivo Copland ricavò dalla musica per il balletto una suite orchestrale che divenne ben presto uno dei suoi lavori più popolari e più largamente eseguiti.

Forse a nessun altro musicista come ad Aaron Copland toccò in sorte di saper cogliere e rendere in maniera tanto nitida qualcosa dell'essenza stessa dello spirito americano.
La sua musica possiede delle qualità di fiducia nel domani, di saldezza interiore, di una gentilezza tranquilla che non deriva dall'adesione a una convenzione imposta dall'esterno ma è espressione di tutto un modo di concepire l'esistenza. Sono caratteristiche che hanno reso la produzione di Copland in grado di influenzare in maniera duratura il pensiero ed il linguaggio espressivo del suo Paese: potete non aver sentito una nota di Copland, ma se avete mai visto in un film americano una scena di paesaggio è facile che la musica di sottofondo vi torni alla mente ascoltando Appalachian Spring. Da un certo punto di vista non è esagerato affermare che Copland con la sua musica ha scritto la colonna sonora del paesaggio americano.


Poco meno di una sessantina d'anni dopo (nel 2002 per l'esattezza), a Gregory L. Pease fu offerto di acquistare una partita di tabacco Kentucky invecchiato oltre vent'anni. Quel tabacco costituisce l'ossatura di un capolavoro che - esattamente come Appalachian Spring - cattura qualcosa dello spirito americano, una miscela che non sarebbe potuta nascere che da quel lato dell'Oceano: Cumberland. Stabilire paralleli fra un tabacco e un brano musicale potrebbe sembrare un esercizio nei territori della più assoluta gratuità: eppure io sono convinto che chi assaggerà questo tabacco non potrà non coglierne i tratti idiomatici che lo caratterizzano.A partire dalla composizione (manco a dirlo all American: oltre il summenzionato Kentucky, ci sono dei sontuosi Virginia rossi e un Perique impiegato come esaltatore della nota dry in maniera assolutamente geniale), al gusto al tempo stesso deciso, corposo ma anche gentile, alla grande facilità di combustione, tutto contribuisce a rendere questo tabacco un autentico classico americano.
E' una miscela che ha la debordante ricchezza del paesaggio del Vermont temperata dall'austerità dei Padri Pellegrini; una miscela che parla di grandi spazi, che con la nota leggermente affumicata dei suoi aromi suggerisce  profumi di legna che brucia al centro di un accampamento.
Ha un corpo e una spinta nicotinica decisi: ma è una forza gentile, che si lascia percepire ma non viene gratuitamente esibita.
Non posso dire che sia il tabacco più buono che abbia mai fumato (ammesso che si possano fare attribuzioni di questo tipo con un minimo di sensatezza), ma di certo raramente ho fumato miscele con tale potenza e precisione evocativa.
E' un tabacco da fumare leggendo Thoreau, Emerson o Mark Twain, o ascoltando (ovviamente) Copland o Ives; o anche senza fare null'altro che fumare, lasciando che le sue suggestioni modellino il nostro spazio interiore.