Visualizzazione post con etichetta mauro gilli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mauro gilli. Mostra tutti i post

mercoledì 25 dicembre 2013

White (for) Christmas



C’était ridicule [...] d’être encore déçu parce qu’il n’y avait pas de neige un matin de Noël, mais les gens d’un certain âge ne sont jamais aussi sérieux que les jeunes le croient.

Georges Simenon, "Un  Noël de Maigret"



Un(e) Maigret de Noël
Il bianco. Probabilmente su nessun colore come questa sommatoria di tutti i colori si è stratificata nel tempo una tavolozza semantica e metaforica tanto vasta:  dall'innocente candore dell'infanzia agli inquietanti mostri marini di Melville, dal gelo dei ghiacciai al calor bianco degli altoforni, dalle abbacinanti illuminazioni dei mistici al white noise che è fondamentalmente assenza di informazione. In un memorabile post il mio amico Antonio ha evocato cappelli di Panama e tendaggi di lino per parlare del bianco come evocatore dell'estate; per me, assai più banalmente, il bianco è prima di tutto il colore della neve. E quindi del Natale.

Oddio, e quindi per modo di dire: nei Natali della mia infanzia e della mia prima giovinezza trascorsi al Sud c'era davvero tutto ma la neve proprio no. Ho ricordi di sontuose insalate di rinforzo, di guizzanti capitoni, dell'opulenta pasticceria natalizia napoletana, di presebbi e zampognari (e di zampognari dentro i presebbi), di tombole e mandarini, ma la neve di Natale era qualcosa che vedevamo in televisione o di cui leggevamo nei libri. Mi ci sono voluti quasi trent'anni di vita per approdare (correva l'anno 1996) al mio primo Natale polacco, con temperature esterne fino a -25 °C e neve e bianco ovunque, in excelsis et in terra.
Ma tant'è: se è vero che al cuor non si comanda, tanto meno si comanda al proprio immaginario. Del resto se la neve si mette sui presepi, che a rigore sarebbero ambientati a Betlemme, potrò ben io che sono originario di parecchio più a nord associare la neve a Natale, no?

Sarà stato forse per questo che quando ho commissionato a Mauro Gilli la mia pipa di Natale 2013, scelto il modello e dovendo decidere la coloristica gli ho chiesto di realizzare un bocchino bianco. La forma che ho scelto è quella che Gilli (e non solo lui) chiama Maigret: una billiard più tozza e panciuta dell'archetipo base, che evoca una sensazione di solida, rassicurante robustezza e che effettivamente non si fa fatica a immaginare tra le mani del commissario di Simenon. E' una forma che compare in innumerevoli shape chart, dal modello 127 di Dunhill al 101 di Savinelli, e che ho il sospetto dia tanto piacere all'artigiano che la realizza quanto al fumatore che la maneggia.

I numeri: 120 mm di lunghezza, 45 di altezza, 20mm diametro interno fornello, peso 44 g
Così come la square panel del compleanno, questa Maigret di Gilli è una Maigret quintessenziale, sabbiata come meglio non si potrebbe non dico desiderare ma proprio immaginare, e con un taglio e una linea del bocchino che si dimostrano una volta di più all'altezza della fama del suo autore.
Data l'occasione speciale mi sono concesso il piccolo lusso della veretta in argento, che probabilmente al quai des Orfévres non si sarà mai vista ma che in questo caso funge anche da elemento di transizione cromatico.

Come ulteriore deviazione rispetto alla filologia originale, questa pipa non fumerà i forti bruns francesi ma solo ed esclusivamente raffinate e saporite miscele inglesi; e verrà inaugurata con quello che per me è un capolavoro del genere, il corposo ed equilibratissimo Westminster di G.L. Pease.

Prima di concludere: "l'occasione mi è gradita" - come si scrive(va) nelle lettere commerciali - per porgere ai manzoniani venticinque lettori di questo blog i migliori auguri di Buone Feste, sperando che un po' del tepore e del profumo che promanano da una pipa ben avviata facciano loro compagnia in questi giorni e in tutti quelli che seguiranno.




lunedì 22 aprile 2013

La pipa del compleanno

Still life con tortino alla nocciola e square panel Gilli

Da bambino ogni qualvolta ricevevo un regalo "utile" (capi di abbigliamento, scarpe, scatole di pennarelli) scoppiavo in un pianto dirotto e non di rado scagliavo via sdegnato il regalo, lasciando costernato (e nei casi più estremi contuso) l'incauto donatore.
Col tempo ho imparato a gestire e mascherare meglio il mio disappunto, ma le mie perplessità di fondo circa i regali "utili" sono rimaste più o meno invariate. Per me i regali riusciti sono quelli che permettono a chi li riceve di godere di un piccolo lusso, come un extra ricevuto - appunto - in regalo dalla vita. Se poi dietro l'oggetto si riesce a cogliere anche l'apprezzamento per chi riceve il dono e il desiderio di arricchire il suo mondo allora siamo di fronte al regalo perfetto.
Da questo punto di vista chi sta intorno a un appassionato di pipe ha indiscutibilmente vita facile: con pochi oggetti della vita quotidiana si instaura il rapporto tanto particolare e intimo che qualunque fumatore crea con le proprie pipe; forse c'entra il fuoco, forse il fatto che è un oggetto che si tiene in bocca: sta di fatto che regalare una pipa assicura a chi dona la certezza di essere ricordato spesso e associato ad alcuni dei momenti più caldi e piacevoli dell'esistenza di chi riceve.

Tra quelle che affollano gli scaffali dello studio, le "pipe di Justyna" hanno ovviamente un posto tutto loro. Ognuna di esse è una piccola madeleine proustiana che richiama alla mente cene di Natale, anniversari o ricorrenze trascorse insieme. Sono come delle fotografie che però invece di sbiadire diventano di volta in volta più vivide e luminose. E quella che ho ricevuto oggi è la foto scattata da un grande maestro.

Il nome di Mauro Gilli è ben noto agli appassionati di pipe in Italia e non solo. Gilli "nasce" come riparatore di pipe e acquisisce in questo settore iperspecialistico dell'artigianato una maestria assoluta. E' riparatore autorizzato Dunhill (i bocchini che fabbrica per le vostre Dunhill sono a tutti gli effetti Dunhill originali) e Savinelli ormai da anni gli commissiona i bocchini per le Giubileo D'Oro più preziose. Non mi dilungherò ulteriormente nel cantare le lodi di Gilli: chi fosse interessato può leggere la serie di post che con autorità ben maggiore della mia gli ha dedicato il mio amico Antonio nel suo blog.

Col tempo Gilli ha cominciato a fabbricare pipe per conto proprio. Sono pipe che a me fanno venire in mente la pittura surrealista: così come in un tipico dipinto di Magritte o Dalì le leggi della prospettiva sono generalmente rispettate ma è presente sempre un elemento strano, qualcosa che spiazza, così le pipe di Gilli hanno forme classiche fino all'estremo, sono rigorose ai limiti del maniacale, ma contengono sempre un dettaglio che le rende immediatamente riconoscibili. Sono pipe di chiara ispirazione inglese, ma con un tocco irresistibilmente dandy.

Così è anche per la mia pipa di compleanno: una square panel dalle proporzioni perfette, una forma difficile da realizzare e che col tempo è divenuta una delle firme di Gilli. Sabbiata in maniera esemplare e - soprattutto in rapporto alle dimensioni - leggerissima. Uno shape ultraclassico in cui la nota à-la lord Brummell è ovviamente il bocchino in cumberland verde, che contrasta in maniera al tempo stesso netta e armoniosa con la finitura arancio della testa.

Un'interpretazione quintessenziale del concetto di square panel


Non ho ancora deciso a quale tipologia di tabacco dedicherò questa pipa: comincerò a rodarla con qualcosa di poco caratterizzante e cercherò di ascoltarla strada facendo. Sarà un viaggio lungo ma chi fuma la pipa non ha mai fretta. E poi, visto che Justyna sarà ogni volta con me, non sarà certo un viaggio noioso.