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sabato 23 settembre 2017

Contredanse en ROONdeau

Lo dico - ahimè - per esperienza personale: l'informatico non è esattamente un mestiere glamour. A dirla tutta, confessare oggi di occuparsi di informatica è più o meno come dichiarare negli anni '70 di fare il ragioniere. Utile eh, per carità: in fondo qualcuno che capisca perché Facebook non risponde o perché la stampante si è inceppata può far comodo. Ma noioso, noioso all'inverosimile e senza speranza, noioso come un documentario armeno da quattordici ore sulla transumanza delle pecore visto in lingua originale. Magari se si fa parte della ristretta élite degli sviluppatori di videogame si può sperare di risalire qualche posizione (a patto di avere di fronte una platea di ragazzini, beninteso) ma per il resto di noi lo stigma del ragioniere è qualcosa con cui non possiamo fare altro che imparare a convivere. E del resto non c'è da stupirsi: quand'è l'ultima volta che a qualcuno di voi è capitato di emozionarsi davanti a un pezzo di software? Che so, davanti alle mirabolanti capacità di calcolo di Excel? O alla ricchezza dei font di Word?
Ecco, appunto.
Ora, lungi da me voler negare l'evidenza: ciononostante in questo post vorrei raccontare come di recente mi sia capitato di emozionarmi davvero davanti a un programma: Roon.

Se avete come me qualche terabyte di dati in tracce audio, conoscete la sensazione: supponete di voler ascoltare il primo concerto di Brahms suonato da Gilels coi Berliner e Jochum. Quello che vi si para davanti (più o meno) è qualcosa di questo genere:


che è la quintessenza di quello che il mio amico Antonio con felicissima espressione ebbe a chiamare "delirio alberante". Ora, io sono un informatico e i deliri alberanti sono il mio pane. Ma l'impatto emotivo è modesto, non c'è ombra di dubbio.

Roon legge i vostri file musicali, li importa nella sua libreria e trasforma quello che vedete qua sopra in quello che vedete qua sotto:


che è indubbiamente tutta un'altra esperienza. Ma non è solo una questione di piacevolezza estetica: tutto quello che nell'immagine qui sopra vedete scritto in azzurro è un link. Se clicco su "Emil Gilels" ottengo:


ossia una biografia ragionevolmente completa di Gilels e sotto l'elenco dei brani suonati da lui nella mia libreria. E posso fare la stessa cosa con Eugen Jochum e finanche con la Filarmonica di Berlino.
Non basta: se mi punge vaghezza di vedere quali altre versioni del primo di Brahms ho a disposizione, non devo far altro che fare clic sull'icona a forma di LP a fianco del brano e voila:


e così via all'infinito.

Insomma, la cosa straordinaria di questo software è la capacità di trasformare una sequenza lineare di file in un immenso grafo completamente navigabile e arricchirlo con una tale marea di informazioni aggiuntive che è praticamente impossibile iniziare una sessione d'ascolto e uscirne senza aver imparato qualcosa di nuovo.
Ma non pensiate che con Roon siete limitati ad ascoltare musica attraverso il vostro PC: Roon è infatti un intero ecosistema di dispositivi che colloquiano fra loro via rete ed è semplicissimo configurarlo anche in modalità multiroom, così da poter mandare musica diversa in punti diversi della casa, controllando il tutto attraverso computer, smartphone o tablet.

È tutto perfetto? Ovviamente no. Ogni tanto (specie coi cofanetti-monstre di musica classica) l'identificazione dei file non è perfetta. Ma per fortuna il programma vi mette a disposizione la possibilità di correggere ed editare a piacere gli album della sua (della vostra) libreria, anche fondendone più di uno insieme. E anche questo contribuisce a riappropriarsi di quegli asettici byte imprigionati nei vostri hard disk. Come ho letto in una delle prime e più indovinate recensioni che ho trovato in rete, "è come trascorrere tutta la giornata in un negozio di dischi": e chi ha la fortuna di ricordare cosa fossero i negozi di dischi di una volta, capirà perfettamente il senso e la portata di questa affermazione.
Poi c'è l'aspetto della lingua: al momento interfaccia e contenuti sono disponibili solo in inglese. Ma non c'è motivo di pensare che nel prossimo futuro questa limitazione non possa venire superata.
Infine, c'è il capitolo costi. Roon viene fornito con una licenza a sottoscrizione, e costa 119 dollari per un anno oppure 499 dollari per una sottoscrizione a vita. Non sono proprio cifre irrisorie, ma a ben pensarci si tratta di spendere 10 dollari al mese per poter trasformare completamente il proprio modo di vivere la musica digitale.

Una volta Isaac Asimov scrisse che "ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia". Ecco, in sintesi Roon è questo: un'esemplificazione pratica di questa affermazione.

domenica 3 aprile 2016

La mela di Fantozzi

L'occhio della madre!
Ho scritto le mie prime righe di codice nell'A.D. 1984 e da allora - fra hobby, passione, studio e poi mestiere - non ho mai smesso. Metto avanti questo dato per essere maggiormente credibile quando dico che a priori non nutro per la Apple maggiore simpatia che per IBM, Microsoft, Google o per qualunque altro produttore di informatica: dopo trentadue anni qualunque rapporto è ormai nella fase della pace dei sensi, e le guerre di religione informatiche hanno smesso di appassionarmi da un abbondante quarto di secolo.
Sgombrato il campo da questo dubbio, posso ora dichiarare apertamente che di recente mi è ritornata irresistibile la voglia di fare in maniera acritica e viscerale il tifo per Apple, e il merito di questo ritorno di fiamma è tutto da attribuirsi all'FBI.
Sto parlando ovviamente della vicenda che ha visto contrapposti Apple e il Bureau a proposito dell'iPhone appartenente all'autore della strage di San Bernardino.

Riassumiamo brevemente i fatti: il 16 febbraio scorso un giudice ordina ad Apple di aiutare l'FBI a sbloccare un iPhone 5c appartenuto a Syed Rizwan Farook, l'uomo che il 2 dicembre 2015 insieme alla moglie aveva ucciso 14 persone a San Bernardino in California.
La Apple però si è rifiutata di collaborare con l'FBI e ha spiegato le proprie ragioni in una lettera pubblica a firma dell'AD Tim Cook.
Il caso doveva tornare in tribunale il 22 marzo ma il giorno prima l'FBI ha dichiarato di essere riuscita a sbloccare il telefonino senza l'aiuto di Apple.

Si tratta di una vicenda che è stata vista come la contrapposizione fra sicurezza e tutela della privacy, o come una disputa sui limiti di ciò che un governo può chiedere di fare a un'azienda privata in nome dell'interesse collettivo. Sono tutte questioni interessanti, ma per quanto mi riguarda la voglia di mettermi a fare la ola per la Apple è venuta da un addendum alla lettera pubblica linkata sopra, e specificamente da un capoverso che mi piace riportare parola per parola:

Yes, it is certainly possible to create an entirely new operating system to undermine our security features as the government wants. But it’s something we believe is too dangerous to do. The only way to guarantee that such a powerful tool isn’t abused and doesn’t fall into the wrong hands is to never create it.

Perché questo passaggio m'è piaciuto così tanto? Perché dentro ci sono le trombe di Gerico, quelle dell'Aida di Verdi e quelle del Settimo Cavalleggeri che squillano tutte insieme la riscossa della classe informatica.

Avete presente Come uccidere vostra moglie? In quel film, un superbo Jack Lemmon è accusato (a torto) di aver assassinato l'affascinante Virna Lisi dopo essersi pentito di averla sposata; e riesce a salvarsi la pelle enunciando il principio per cui mandare assolto un uomo che ha ucciso la propria moglie costituirà un precedente, sarà un argine allo strapotere delle donne e ristabilirà il dominio maschile sul mondo.
Ecco, la risposta della Apple costituisce esattamente questo genere di precedente, non importa chi abbia ragione e chi torto nel caso di specie.

Facciamo astrazione dai nomi dei due contendenti in gioco, facciamo astrazione dai dettagli tecnici, facciamo astrazione dalle questioni di sicurezza e di privacy. Quello che rimane di sostanziale nel passaggio che ho citato è un'azienda di software che dice: "questa cosa magari è anche fattibile tecnicamente ma è una tale assurdità che mi rifiuto di svilupparla".

È qualcuno che di fronte a una richiesta ha il coraggio di dire: "Caro utente, la tua richiesta

e per ciò stesso merita i fantozziani 92 minuti di applausi.

Vedete, il fatto che il software sia immateriale è al tempo stesso la sua forza, il suo fascino e la sua condanna. Per altri manufatti dell'uomo la materialità è un limite ma è anche un baluardo contro richieste troppo insensate. A nessuno verrebbe in mente di far realizzare un aereo di cristallo, o un grattacielo coi pilastri di cartone. Anche il più rampante e aggressivo manager dell'industria automobilistica ha perfettamente chiaro che non può chiedere ai suoi ingegneri un veicolo con le prestazioni velocistiche di una Ferrari, equipaggiato come un'Audi full optional e che costi al pubblico 5000 euro.
Nel campo del software invece l'idea è che si possano realizzare cose complesse a piacere, a tempi e costi piccoli a piacere.
Il risultato finale di questo stato di cose è la frustrazione più diffusa e pervasiva: la frustrazione di chi lavora nel settore e la frustrazione di tutti gli utenti che quotidianamente hanno la vita avvelenata da realizzazioni substandard. Pensateci: il più scalcagnato dei nostri telefonini o dei nostri laptop (per non parlare ovviamente di PC portatili o desktop) è diversi ordini di grandezza più potente dei calcolatori che mandarono l'uomo sulla Luna senza intoppi. Eppure ci troviamo in tasca oggetti più avidi di energia di un cacciatorpediniere, che si bloccano senza motivo apparente e che hanno più rappezzi delle suole di un paio di scarpe scadenti.

Perciò la presa di posizione di Apple (a prescindere dal fatto che le si voglia o no dare ragione, a prescindere dal fatto che sia stata o no un'operazione di marketing) è tanto importante.
Perché serve a ricordarci che il software magari è svincolato dalla legge di gravità, ma è ancora soggetto alle leggi della logica e del buon senso.