Tout Maigret (peut-être), 6 - Il cane giallo

Per me una delle più belle (as usual da ferencpinter.it)
Scritto nel marzo del 1931 e pubblicato nell'aprile dello stesso anno, questo Le chien jaune (tradotto in italiano coi titoli di Maigret il cane giallo o semplicemente Il cane giallo) è un romanzo che allo stesso tempo conferma e smentisce alcune delle linee di tendenza che avevamo cominciato a delineare nelle puntate precedenti.

La conferma più importante riguarda il modo tutto simenoniano di tratteggiare gli uomini di mare, come il Léon (!) Le Guérec di questo romanzo: un uomo in cui tutto, dalla forza alla dimensione di mani e piedi, dall'ira alla capacità di sopportazione è enorme, possente, smisurato. E questo suo essere fuori scala e fuori misura è reso vieppiù evidente dal contrasto con la piccolezza, la debolezza, la mediocrità dei notabili di Concarneau, la cittadina bretone in cui Maigret si trova distaccato per riorganizzare la locale brigata criminale (e in cui Simenon qualche anno più tardi ambienterà uno dei suoi più bei "romanzi-romanzi", Les demoiselles de Concarneau).

Due mondi, quello di Le Guérec e quello degli avventori abituali del bar dell'Hotel de l'Amiral, incompatibili e sembrerebbe incommensurabili anche fisicamente, due mondi il cui incontro innescherà le vicende che poi toccherà a Maigret portare alla luce.

Un'altra conferma la troviamo nel modus operandi di Maigret, nel suo rifiuto (apparente) di dedurre, finanche di pensare, questa filosofia quasi zen dell'abbandono passivo alle forze che scaturiscono dalle atmosfere dei luoghi e dalle fisionomie delle persone. E' una teorizzazione che in questo romanzo diventa quasi didascalica per la presenza a fianco di Maigret di un giovane ispettore via via più perplesso e sconsolato circa i metodi (o meglio: la mancanza di qualunque metodo) del suo capo. Una mancanza di qualunque metodo che qui è enunciata programmaticamente:

Autrement dit, j’ai pris l’enquête à l’envers, ce qui ne m’empêchera peut-être pas de prendre la prochaine à l’endroit… Question d’atmosphère… Question de têtes… Quand je suis arrivé ici, je suis tombé sur une tête qui m’a séduit et je ne l’ai plus lâchée…
Ma oltre alle conferme c'è in questo romanzo almeno un elemento che lo differenzia da quanti l'hanno preceduto, ed è il suo non essere inquadrabile in nessuno dei due poli della dicotomia romanzi del colpevole / romanzi della vittima.
Nè l'assassino nè la vittima riescono qui ad assurgere ad elementi davvero centrali della narrazione.
A meno di non voler pensare che il vero protagonista (ossia il vero colpevole) sia proprio l'atmosfera generale di Concarneau: la tristezza del gruppo di falliti che si riunisce all'Hotel de l'Amiral sera dopo sera perpetuando stancamente dei rituali in cui in fondo nessuno crede più; il bisogno quasi maniacale di salvaguardare le apparenze, di ricevere quelle piccole distinzioni grazie alle quali ci si può illudere di essere altro dal profanum vulgus; il volersi credere a tutti i costi migliori di quello che si è e di dove si è.

Ecco, dovessi precisare in poche frasi il reale tema di questo romanzo ne parlerei come di uno studio sugli effetti di una frizione fra due universi sociali e umani che possono coesistere pacificamente solo a patto di non sfiorarsi mai, neppure per sbaglio. Uno studio che però non ha nulla di asettico o di neutrale, perchè Simenon (e con lui Maigret e con Maigret noi) ha per il mondo degli umili, degli sconfitti dalla vita un calore di simpatia che anche in questo caso traspare quasi didascalicamente: non sono molti i romanzi di Maigret in cui si leggono frasi tanto esplicite come:

Et Maigret avait été tellement empoigné qu’il faillit, par contrecoup, éclater de rire.

E questo sguardo commossamente partecipe di Maigret non può non trasferirsi in noi che leggiamo le vicende di questo romanzo, che si chiude con uno spiraglio di luce e di speranza tanto più benvenute dopo l'opprimente cupezza che lo ha permeato fin quasi alla fine.



Commenti

  1. Bentornato!
    E no, l'assenza non era passata inosservata! :-)
    Un saluto.
    Gianluca

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