martedì 25 agosto 2015

A Tale Of Four Squires

Il Four Squires nella classica confezione G&H 
 Lo dichiaro subito: fra le due case di Kendal, le mie preferenze vanno nettamente ai prodotti di Samuel Gawith. Intendiamoci bene, dal Glengarry al Grasmere Flake anche nell'offerta di Gawith&Hoggarth ci sono un bel po' di tabacchi cui devo alcune delle più piacevoli esperienze tabagiche di cui ho memoria; ma nel complesso se devo pensare a referenze davvero irrinunciabili, la mente corre piuttosto al Full Virginia Flake, al Sam's Flake, al Golden Glow, al Chocolate Flake, al Grousemoor che a uno qualunque dei prodotti dello sterminato catalogo della Casa cugina.

Ultimamente però proprio un prodotto Gawith & Hoggarth sta scalando rapidamente le vette delle mie preferenze avviandosi a grandi passi verso la categoria dell'irrinunciabilità: sto parlando del Four Squires Flake.

Esprimendosi per eufemismi, il Four Squires non è probabilmente il più noto e apprezzato prodotto fra quelli confezionati nelle inconfondibili scatolette verdi di G&H. La stessa Casa non si è esattamente sprecata nel fornire una descrizione leggermente più accattivante di quelle che si trovano di solito nei foglietti illustrativi degli sciroppi per la tosse:

Four Squires Flake is a combination of flue-cured Virginias from Brazil and Zimbabwe, augmented with a smaller amount of sun-cured to add sweetness and body.

Come vedete, mancano giusto indicazioni del tipo "consumare lontano dai pasti" o "non superare le dosi consigliate".

Si tratta invece a mio parere di un tabacco che meriterebbe ben altra considerazione, dato che unisce la misteriosa, sfuggente, elusiva complessità dei grandi Virginia con una disarmante facilità di gestione.

Le prime note che si presentano all'accensione sono quelle floreali tipiche della produzione della Casa, ricordando molto da vicino il Glengarry. Ma nel caso del Four Squires si tratta di un'apparizione davvero fugace, un po' come il ruggito del leone all'inizio dei film della MGM.

Successivamente è l'interplay fra i vari gradi di Virginia a prendere il centro della scena, contrappuntato da una nota di sottofondo veramente intrigante: secondo alcune fonti in questo tabacco sarebbe presente una leggera aromatizzazione allo sciroppo d'acero. Ma dimenticatevi pancake e mercanzia similare, ché questo tabacco non è la risposta inglese all' Autumn Evening di Cornell&Diehl. Personalmente se proprio dovessi dare un nome a questa notina (e vi pregò di notare il diminutivo, questo *non* è un aromatizzato) molto più che sciroppo d'acero parlerei di zucchero di canna.

È un tabacco dalla forza nicotinica media o forse anche medio bassa, lo si può fumare in ogni momento della giornata senza nessun particolare rito preparatorio che non sia quello di sbriciolare un po' di flake con le mani, infilare nella pipa e accendere. A tutto il resto penserà lui, e al fortunato pipatore non rimarrà che stare ad ascoltare. Ma anche questo in totale relax, potendosi anche consentire un attimo o due di distrazione.

È un po' come ascoltare una bella selezione di standard suonati dal trio di Oscar Peterson: forse non sarà l'ultima parola in fatto di complessa sublimità, ma ci si sente felici e in pace col mondo lo stesso.

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