giovedì 3 luglio 2014

Tout Maigret (peut-être), 1 - Pietr il Lettone

Vorrei cominciare con questo post una disamina un po' sistematica dei romanzi simenoniani con Maigret protagonista. Più il tempo passa e più mi rendo conto che (in parte per motivi che ho spiegato qui, in parte chissà perchè) il massiccio personaggio simenoniano è ormai divenuto una presenza stabile nel mio immaginario e nelle mie letture e riletture.  L'intenzione c'è, ma la mole di materiale da trattare (75 romanzi scritti in un arco temporale di 43 anni) costituisce una sfida impegnativa alla conclamata pigrizia di Yours Truly. Non so neanche con esattezza cosa verrà fuori: diciamo che ho nella mente una serie di immagini dai tratti incerti e sfocati, molto simile a quella con cui cominciano tante inchieste di Maigret. 


La copertina di Ferenc Pintér per l'edizione Oscar Mondadori (da ferencpinter.it)
Pur non essendo stato il primo Maigret ad essere pubblicato (onore che spetta a Monsieur Gallet, decedé, che però fu scritto dopo: un po' come per i concerti di Chopin, insomma), Pietr-le-Letton (tradotto in Italia come Pietro il Lettone, Maigret e il lettone e Pietr il Lettone) è però il primo Maigret ad essere stato scritto: Simenon ne terminò la stesura nell'inverno del 1929 a bordo dell'Ostrogoth.

Simenon aveva all'epoca ventisei anni: ed è impressionante notare come già a quell'età egli sia stato in grado di ideare e concepire un personaggio complesso come quello di Maigret dotandolo fin dal primo momento di una personalità totalmente compiuta. Il Maigret di questo esordio è difatti già il Maigret solido, pesante, amante della pipa e della stufa di ghisa che ci accompagnerà di qui in avanti; il suo metodo di lavoro comprende  fin da subito l'impregnarsi dell'atmosfera dei luoghi frequentati dalle persone su cui indaga; ed è già da questo ruminare metodico, paziente, implacabile che ad un tratto scaturisce la verità.

Nel corso degli anni Simenon tratteggerà tutto questo con mano più leggera, spesso giocando "di sponda" con altre situazioni e personaggi: qui invece la caratterizzazione è esplicita, ai limiti del didascalico:

Il avait surtout une façon bien à lui de se camper quelque part qui n’était pas sans avoir déplu à maints de ses collègues eux-mêmes.
C’était plus que de l’assurance, et pourtant ce n’était pas de l’orgueil. Il arrivait, d’un seul bloc, et dès lors il semblait que tout dût se briser contre ce bloc, soit qu’il avançât, soit qu’il restât planté sur les jambes un peu écartées.
[...]
Peut-être, au fond, était-ce un parti pris de vulgarité, de confiance en soi ?

Non parlerò ovviamente della trama, a beneficio di quelli che non avessero ancora letto il romanzo: mi limiterò solo ad annotare come in questo romanzo (e anche nei successivi titoli degli esordi, a dire il vero) essa sia più movimentata e ricca di colpi di scena della media; col tempo anche l'andamento dei romanzi si modellerà sulla placidità del loro protagonista, ma in questa prima fase troveremo spesso Maigret e i suoi in giro per la Francia e non solo. Anche la violenza fisica ha qui un peso maggiore della norma, con Maigret che viene aggredito a colpi di pistola e il suo fido ispettore Torrence che viene addirittura ucciso (ma Simenon non si periterà di resuscitarlo nei titoli successivi).

Nella caratterizzazione dell'antagonista di Maigret, Simenon costruisce qui la prima delle figure di criminali provenienti da un non meglio precisato est dell'Europa, una galleria che comprende fra l'altro il Radek di La tête d'un homme e ovviamente il feroce ed enigmatico Stan-le-Tueur. Ed è divertente notare come - stando alle descrizioni di questi romanzi - per Simenon tutto ciò che si stendeva a longitudini ad est di Berlino dovesse essere una sorta di grande wild East, un complesso indistinto di lande esotiche dai nomi impronunciabili popolate da tipi umani spesso almeno vagamente inquietanti.

In un altro personaggio, l'ebrea Anna Gorskine, l'autore disegna il prototipo di una serie di ritratti di donne dalla femminilità oscura, stordente, in certi casi soffocante: donne capaci di suscitare e di vivere passioni spesso estreme, fino al delitto o al suicidio.

Altro tema che viene qui introdotto e che ritroveremo spesso nella produzione successiva (con Maigret ma anche nei romans durs) è quello del doppio: della doppia vita, delle diramazioni segrete di un'esistenza, dei borgesiani sentieri che si biforcano.

Ma sarebbe un errore leggere e valutare questo romanzo solo come apripista per la lunga serie di libri che lo seguiranno: Pietr il lettone è in sé stesso prima di tutto un godibilissimo giallo che a quasi novant'anni dalla sua prima apparizione è ancora in grado di avvincere e appassionare; e la distanza temporale ha soltanto reso esotiche certe caratterizzazioni di luoghi e situazioni aggiungendo fascino senza depositare polvere.


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