martedì 9 luglio 2013

Due modi di invecchiare

Ho trascorso l'ultimo fine settimana a Perugia insieme a Justyna. E' stata l'occasione per rinverdire la conoscenza di una città che entrambi amiamo molto e a cui ci sentiamo legati. Un week-end pieno di buona cucina, di arte (l'esperienza della Galleria Nazionale dell'Umbria, in cui gli sfondi di alcuni quadri  si specchiano negli scorci che si ammirano dalle finestre) e ovviamente di musica, data la concomitanza con Umbria Jazz.


Un particolare dell'Annunciazione di Perugino. 
Il paesaggio sullo sfondo è lo stesso che vi circonda a Perugia.
Oltre a tutta la musica che era possibile ascoltare per le strade e le piazze della città, i due concerti a cui abbiamo assistito all'Arena di Santa Giuliana sono stati quello di sabato col gruppo di Jan Garbarek (oltre a Garbarek suonavano Rainer Bruninghaus al pianoforte, Yuri Daniel al basso elettrico e un Trilok Gurtu in stato di grazia alle percussioni) e quello di domenica col trio di Keith Jarrett.

L'esibizione di Jarrett nelle intenzioni degli organizzatori avrebbe dovuto segnare la riconciliazione del pianista con la kermesse umbra dopo il clamoroso abbandono con insulti del 2007 dovuto sembra a qualche flash di troppo. Nella realtà così non è stato: i tre musicisti fanno il loro ingresso sul palcoscenico (Jarrett con gli occhiali scuri alle 21), si guardano intorno poi Jarrett scuote la testa, si avvicina al microfono e sibila "See you later". Dietrofront e via. L'organizzatore scongiura il pubblico di non fotografare, non filmare, non fumare, perchè "si sa, l'artista è così". Passano cinque tesissimi minuti, i tre ritornano sul palco. Jarrett si avvicina di nuovo al microfono e scandisce "Zero lights". Il palco piomba nella semioscurità che poi diventerà buio totale col passare dei minuti. Finalmente, in questo clima sepolcrale,  il concerto comincia. Sei brani, venticinque minuti di pausa, una seconda parte (illuminata) con altri cinque brani e via. Nessun bis, nessun sorriso.

Come hanno suonato? Per parte mia benissimo. Questi signori suonano insieme da trent'anni e si sente: un interplay talmente perfetto che a tratti sembrava di sentire una volontà unica, un unico strumento declinato attraverso le sonorità del piano, della batteria e del basso. Fra i brani c'era una ellingtoniana Things ain't what they used to be che da sempre Jarrett - con intuizione geniale - trasforma in una trascinante ballata blues, e che è stata resa come mai mi era capitato di ascoltare nei dischi in cui pure è spesso presente.

Ma certo il gelo che Jarrett ha fatto calare sulla platea ha faticato un bel po' a sciogliersi, e forse non si è mai sciolto del tutto. Onestamente con la montagna di soldi che ha e con lo status di mito vivente del jazz che si è conquistato mi riesce difficile capire le motivazioni che spingono Jarrett a continuare a sottoporsi a un rito - quello dei concerti - che in tutta evidenza detesta. E in tutta sincerità vedere un signore ormai avviato verso la settantina che non è ancora venuto a patti con alcuni degli aspetti fondamentali del mestiere che fa, e che si agita e sbraita per quelle che in fondo sono sciocchezze è uno spettacolo triste.


Garbarek e i musicisti del suo gruppo a passeggio per Perugia - Foto (C) Corriere dell'Umbria
Uno spettacolo tanto più triste se paragonato all'autentica festa della musica in cui si era tramutato il concerto di Garbarek che aveva avuto luogo nello stesso posto ventiquatttr'ore prima. Ho passato le due ore e passa del concerto fumandomi beatamente del Grousemoor Plug in una capiente pipa di pannocchia mentre Garbarek e i musicisti che erano con lui creavano atmosfere ora sognanti, ora energiche, ora liriche. E sempre, sempre serene. Ecco, Garbarek (che BTW è di due anni più giovane di Jarrett, 66 anni contro 68) mi ha dato l'impressione, con la musica che ha suonato e col modo semplice e sorridente di essere e di presentarsi, di una persona serena e tranquilla.Uno che è arrivato a far musica a un livello eccelso ma se - come è successo sabato scorso - qualche coppietta balla mentre lui soffia nel suo sassofono non ne viene disturbato. Uno che il giorno dopo viene tranquillamente ad ascoltare il concerto del suo collega seduto in platea in una posizione neanche particolarmente vantaggiosa. E che quando viene riconosciuto non nega a nessuno un (timido) sorriso, un autografo, una fotografia col telefonino.

Insomma, per quanto mi riguarda i dischi di Jarrett continuerò a comprarli, ma dai suoi concerti mi terrò lontano.
Di Garbarek invece ho appena letto che il 26 novembre prossimo suonerà a Chiasso. Potrebbe essere la prima volta che non ci vado a comprare tabacco.

Update 12.7.2013Qui trovate qualche foto che ho scattato durante il soggiorno umbro.


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