giovedì 24 novembre 2016

Il lato (o)scuro: Dunhill Dark Flake

La confezione (improvvidamente) rotonda del Dunhill Dark Flake
Inutile negare l'evidenza: il mio amico (?) Rino mi perseguita. Non pago di aver fatto passare al mio alter ego letterario tribolazioni degne di Giobbe (dal furto in casa all'afasia), egli mi tormenta anche nella vita reale continuando a propormi con implacabile nequizia assaggi di tabacchi uno più buono dell'altro. Li reperisce su Internet, dai tabaccai d'Oltremanica che frequenta, nei viaggi che compie lungo l'Europa. Ho il sospetto che ormai compri tabacco non tanto per poterselo fumare lui quanto per godersi il perverso piacere di vedere il mio criceto che corre impazzito sulla sua ruota.
Con la stessa malvagia tattica usata dagli spacciatori di altre sostanze psicotrope, il criminale agisce aggiungendo di sua iniziativa campioncini omaggio di prodotti che - mellifluamente ipotizza - "potrebbero piacermi" ai sobri ordinativi che di tanto in tanto gli faccio pervenire per sfruttare la sua permanenza in Albione. E siccome il più delle volte ci prende in pieno, quel campioncino omaggio diventa il proverbiale sasso che genera la valanga. Ormai mi mancano non i decimetri ma i centimetri cubi atti a contenere altro tabacco in casa mia, e ciò nonostante questa vessazione non accenna a placarsi.

Ma lo scopo di questo post non è solo quello di mettere in guardia i miei lettori dagli avvocati siculo-umbro-britannici, ma anche quello di parlare di un tabacco di cui sono venuto a conoscenza proprio grazie alle spregevoli pratiche che ho appena descritto loro: il Dark Flake di Dunhill.

Se in fatto di pipe la reputazione di Dunhill non è mai stata in discussione, in tema di tabacchi il tempo che è passato da quando le miscele venivano preparate nel negozio di St. James' St. non ha purtroppo giovato alla fama della Gran Casa, e ogni passaggio di manifattura (da Dunhill a Murray a Orlik a Scandinavian Tobacco a chissacchì) sembra aver fatto compiere a miscele una volta gloriose un deciso passo indietro in termini di godibilità: a detta di molti estimatori, le varie Early Morning, Nightcap, My Mixture hanno in comune coi loro antenati di qualche decennio fa poco più che il nome e qualche vaga somiglianza strutturale. E il trend non sembrava essersi invertito neanche a seguito della recente introduzione di tutta una pletora di altre miscele quali l'Elizabethan Mixture, il Three Years Matured Virginia, il Durbar, l'Aperitif e via discorrendo.

Per la verità un paio di prodotti a mio giudizio non solo superiori alla attuale media Dunhill ma tali da collocarsi su livelli di assoluto interesse si erano già manifestati, e mi riferisco al Deluxe Navy Rolls e al Dunhill Flake (che in omaggio alla idiota cecità antifumo del legislatore europeo non ha potuto riprendere il suo nome di Dunhill Light Flake): bene, sono lieto di poter affermare che questo Dark Flake si aggiunge alla sparuta pattuglia di Dunhill decisamente raccomandabili.
Anzi, chiacchierando un po' di tempo fa proprio col mio persecutore, abbiamo insieme elaborato l'ardita teoria (non suffragata per la verità da nessun elemento fattuale in nostro possesso) che i Dunhill pressati vengano da qualche manifattura diversa da quella che produce i ready-rubbed.

Sia come si sia, questo spettacolare flake di Virginia scuri è stata un'aggiunta veramente notevole e di qualità indiscutibile a un catalogo che nel suo complesso viene ampiamente surclassato da un numero di concorrenti abbastanza nutrito.

Come ci si può aspettare data la composizione della miscela ci troviamo di fronte a un tabacco dalla tavolozza gustativa molto dolce e molto piena, caratterizzata da note passite e liquorose: dovessi rappresentarla in termini di altre referenze nella stessa categoria direi che è una sorta di felice ibridazione fra Full Virginia Flake e Capstan blu.
Anche fumato "fresco" (e al momento non c'è modo di fare altrimenti, visto che stiamo parlando di una miscela reintrodotta in circolazione non più di qualche mese fa) esibisce già il corpo, lo spessore e l'autorevolezza tipici dei migliori rappresentanti del genere, e sarà davvero interessante scoprire cosa sarà diventato con qualche anno di cantina sulle spalle.
All'apertura della confezione si presenta con un grado di umidità semplicemente perfetto, tale da poterlo caricare anche seduta stante senza necessità di doverlo preventivamente arieggiare. L'impatto nicotinico è una decisa tacca al di sotto del suo omologo di Kendal, così che anche fumatori particolarmente sensibili alla vitamina N potranno fumarlo in pipe grandi a piacere senza rischiare sudori freddi, svenimenti e altre calamità. Anche la combustione è molto più agevole e regolare del capriccioso Full Virginia Flake, aiutata in questo anche dallo spessore molto regolare e "giusto" delle fette.
In conclusione: un tabacco che se non scalza dalla sua posizione di assoluto predominio (per complessità ed evoluzione) l'oro giallo del Lake District si colloca però abbastanza a ridosso. Se proprio dovessi esprimere una riserva su questo tabacco, la farei sul packaging: fermo restando che il contenitore perfetto per cinquanta grammi di flake è la scatolina à-la-Capstan vecchio tipo, si può tollerare anche una scatola rettangolare un po' più grande: ma per Zeus, mettere quello che alla fine è un panetto rettangolare in un contenitore circolare è una cosa che ingegneristicamente grida vendetta a dio.

Ma confezione a parte, mi viene veramente difficile trovare un difetto vero a questo tabacco, cui devo alcune delle più piacevoli pipate dell'ultimo mese. Vuoi vedere che alla fin fine quell'infingardo di Rino è veramente amico mio?







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