mercoledì 21 ottobre 2015

Cho-pin

Seong-Jin Cho, vincitore del XVII Concorso Chopin (foto B. Sadowski/NIFC)
A Vespro della quarta giornata della vicenda narrata da Umberto Eco nel Nome della rosa, Guglielmo da Baskerville rivela il suo metodo per arrivare a una verità probabile attraverso una serie di sicuri errori. Non saprei dire quanti dei giurati dell'edizione 2015 del Concorso Chopin di Varsavia abbiano familiarità col romanzo di Eco, ma sta di fatto che dovendo riassumere in una sola frase i miei pensieri riguardo al verdetto annunciato ieri notte non mi viene in mente una formula migliore di questa: una verità probabile raggiunta attraverso una serie di sicuri errori.
Il ventunenne coreano Cho è senza ombra di dubbio un pianista di prima forza, tecnicamente inappuntabile  e ascoltando il suo Chopin si possono sperimentare appieno tutta la nitidezza e l'eleganza che ci si aspetta dal più aristocratico dei compositori. Il suo ciclo completo dei Preludi op. 28 durante la terza tappa è stato pura magia. Inoltre gli va dato atto di aver resistito con piglio di maratoneta al massacrante tour-de-force della competizione polacca, sfornando prestazioni impeccabili dal primo notturno della prima tappa fino al concerto n. 1 della finale.  Forse nella decina giunta in finale c'erano personalità più definite (penso soprattutto al canadese Charles Richard-Hamelin, giunto secondo e all'americana Kate Liu, medaglia di bronzo). Ma Cho è talmente giovane che sapremo ben presto se - libero dalle pastoie del concorso - saprà muoversi lungo il sottilissimo filo sospeso fra l'arbitrio e la pura riproduzione meccanica del testo. 
Sicchè, dopo l'incomprensibile vittoria assegnata a Yulianna Avdeeva cinque anni fa, almeno stavolta ha vinto un pianista la cui caratura di interprete chopiniano è al di sopra di ogni sospetto: e quindi la verità probabile è stata raggiunta.
Ma - ahimè - il prezzo pagato per raggiungerla è costituito dai sicuri errori che i giurati hanno commesso (anche stavolta come del 2010) nella selezione fra le semifinali e la finale: almeno due dei concorrenti arrivati in finale (il lettone Osokins e il croato Jurinic) avrebbero potuto senza alcun danno essere fermati molto prima; e il fatto che così non sia stato ha fatto sì che candidati decisamente più meritevoli si siano visti sbarrare la strada. 

Di sicuro il più grande danneggiato è stato il polacco Krzysztof Książek, a mio giudizio il più interessante di tutta la nutritissima compagine polacca presente quest'anno. Il perchè gli sia stato preferito Jurinic, uno che ha candidamente affermato di non capire il senso musicale delle Mazurche (cosa che era del resto risultata chiarissima all'ascolto) è una cosa che sfugge alla mia comprensione, e spero che l'istituto Chopin pubblichi presto i voti dei singoli giurati per capire chi si è reso responsabile di un errore di valutazione tanto marchiano.
Lo dico a chiare lettere: per me Książek è stata la vera rivelazione di questo concorso, un autentico poeta del pianoforte, un musicista intelligentissimo che non a caso ha brillato particolarmente proprio nei numeri in cui è più necessaria una comprensione profonda del testo musicale: la sua interpretazione delle tre Mazurche dell'op. 50 o della terza Sonata rimangono fra le cose più belle ascoltate nei venti giorni di questa maratona chopiniana.

Anche quest'anno, come già nel 2010, la benemerita emittente TVP Kultura ha seguito integralmente il Concorso, corredando tutte le emissioni di un controcanto di commenti in studio che erano - puramente e semplicemente - una meraviglia : sentire persone tanto colte e preparate dire cose tanto profonde e intelligenti, e dirle senza alzare la voce e senza tentare di prevaricarsi vicendevolmente è stato davvero rigenerante.

Così che, nonostante anche stavolta le decisioni della giuria non siano state esenti da ombre, esco da questa full immersion nella magia del pianoforte di Chopin con l'animo lieto e con la consapevolezza che ripenserò con nostalgia a questi ultimi venti giorni.  Con la nostalgia dalle mille sfumature della Mazurka op. 50 n. 2, per esempio.

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