domenica 29 giugno 2014

Cartoline dalla Festa

Milan Kundera una volta scrisse: "la memoria non gira film, scatta fotografie".

In effetti è così, almeno per me.

Ed è probabilmente questa la ragione più profonda che mi motiva di tanto in tanto a vincere la programmatica pigrizia e a prendere in mano la macchina fotografica.

Come conseguenza, ogni anno al ritorno da Nola riporto con me una manciata di fotografie.

Un piccolo tributo di affetto, un modo per fissare qualche attimo, un sistema per placare e al tempo stesso alimentare la nostalgia.

A questo indirizzo trovate quelle scattate durante la Festa di quest'anno.

Se qualcuno volesse sfogliarle come in un libro, può usare il link qui sotto:




giovedì 12 giugno 2014

Un pipemaker per amico

Uno dei più interessanti effetti collaterali di quel curioso hobby che è il fumo di pipa è che se appena appena si esce dall'assoluto solipsismo si viene in contatto con persone che difficilmente si sarebbe potuto conoscere altrimenti. Intendiamoci bene, lo stesso fenomemo probabilmente si verifica anche fra i collezionisti di vinile o gli appassionati di auto d'epoca; ma a mio parere il fumo di pipa è qualcosa che in re ipsa predispone alla condivisione, al confronto, allo scambio, a forme variamente intese e declinate di convivialità. Ho già scritto del singolare consesso di "imbecilli con la pipa" di cui faccio orgogliosamente parte; e oggi vorrei raccontare qualcosa dell'opera di  un confratello di questa venerabile associazione: il pipemaker Angelo Fassi.

Angelo è uno stimato professionista in un campo che con le pipe e i tabacchi non c'entra assolutamente nulla; ma questo non deve autorizzare nessuno a mettere condiscendenza nella qualifica (che peraltro lui stesso rivendica) di hobbysta. Il suo dilettantismo si esplica unicamente nel fatto che domani potrebbe smettere di realizzare pipe ed essere comunque in grado di provvedere a sé stesso e alla sua famiglia; ma non pregiudica o limita in nulla la fantasia, la passione, l'estro che investe in questa attività: e sopratutto non pregiudica né inficia i risultati che ottiene.

Ci siamo conosciuti lo scorso inverno a Custoza, in occasione di una delle prime riunioni conviviali cui partecipai; e devo dire che da subito mi piacquero sia le pipe sia lo sguardo allegro e un po' folle del loro autore. Cominciai a seguire con maggiore attenzione il suo lavoro e mi resi conto che quella prima intuizione era tutto sommato fondata: le pipe di Angelo non provocano quell'effetto da introibo ad altare Dei di certe Dunhill, non hanno l'ampia solidità delle Ferndown, né la giottesca inevitabilità di certe Gilli. Sono pipe che - come il loro creatore - hanno la qualità in fondo non così diffusa di metterti subito a tuo agio, pipe che vien voglia di fumare e rifumare: e a questo spesso contribuiscono il gusto per le dimensioni ridotte e per la leggerezza del prodotto finito che sono a mio parere una delle cose che anche a un primo sguardo si colgono immediatamente guardando le pipe di Angelo.

Per me che ho avuto il mio secondo (e definitivo, almeno so far)  imprinting pipario con le capaci pipe in misura KS di Savinelli, fumare una pipetta da 17-18 mm di diametro interno del fornello e "pesante" una ventina di grammi è stata in effetti un'esperienza del tutto nuova: una pipa di queste dimensioni e peso è infatti una compagna parecchio più discreta delle sue sorelle più nerborute, è una pipa che si può anche fumare facendo altro, una pipa che sottende una teoria e pratica del fumare come parte integrante delle proprie attività e non necessariamente come parentesi più o meno esclusiva.

Ma ovviamente non ci sono solo pipe Fassi esili, slanciate e leggere. Ce ne sono anche altre di dimensioni e pesi più importanti: come quella che lo stesso pipemaker sfoggia nella foto che vedete qui a fianco e che è stata la molla che mi ha spinto a contattarlo per chiedergli di realizzare per me una pipa che da parecchio tempo mi ronzava nella testa.

Non so come si regolino gli altri, ma personalmente quando racconto la pipa che ho in mente a un artigiano non vado molto oltre un'immagine abbastanza vaga. Un po' perchè con le parole oltre un certo limite di precisione non si riesce andare, e nel campo in cui serve il foglio di carta e la matita mi muovo malissimo; un po' perchè mi interessa vedere come la persona con cui interagisco reagisce alle mie sollecitazioni, come le interpreta, come le fa sue: insomma, delle mie pipe voglio essere al piu l'ispiratore, ma lascio volentierissimo il ruolo di creatore interamente nelle mani (e nella testa) di chi la pipa la realizzerà. Così nel caso di specie mi sono limitato a dire: "Angelo, che ne dici di farmi una pipa come quella in foto ma billiard, col fornello leggermente meno alto e tagliata sull'occhio di pernice?".

Il risultato lo vedete raffigurato qua sotto:


una billiard col fornello alto e leggermente inclinato in avanti, di un meraviglioso colore rosso molto british e con un occhio di pernice decisamente, ipnoticamente glorioso. Una pipa che sembra fatta apposta per le EM mild (dal Presbyterian allo Skiff allo Squadron Leader) con cui ho intenzione di fumarla. E ancora una volta una pipa che fa venir voglia di fumarla, di interagirci, anche di mettersela in bocca così, senza scopo. Una vera, autentica comfort pipe. Allegria e conforto: cos'altro di più chiedere a un amico?

* * * 

Come bonus track di questo mio sproloquio, allego una selezione delle foto che ho chiesto ad Angelo di realizzare via via che andava avanti nel lavoro e che documentano tutti i passaggi della nascita di una pipa. Enjoy!



Si comincia con un disegno di massima

La placca di radica è quella giusta e l'artigiano è felice

Si riporta il disegno sulla placca 
Foratura del fornello

Il fornello comincia a emergere con chiarezza. Birdseye già qui spettacolare.

Foratura del cannello

Ceci n'est pas une pipe. Pas encore.

Realizzazione del bocchino in ebanite.

Magia! Sembra una pipa vera! 

Foratura del bocchino

Tinteggiatura, prima mano

Il bocchino prende forma.

Praticamente pronta

Il risultato finale

domenica 1 giugno 2014

Arape 'sta fenesta


"Arape 'sta fenesta
e fà trasì 'stu mese beneditto:
te ll'aggio sempe ditto 
ca quanno vene Giugno 
'o core mio s'allarga!
Famme sentì chest'aria 'mbarzamata
famme sentì 'o profumo 'e sti gghiurnate,
arape oj Rò, nun me fa  cchiù sperì!

Mò saglie d'ò ciardino
'n'addore 'e ggiusummine
e ddice a chistu core: 
nun siente ch'è tturnato, sta 'cca San Paulino,
sta 'cca 'nzieme cu 'tte!"

Mario Patanella, "Arape 'sta fenesta"
Giglio del Panettiere 1977


E' giugno.

Questa notte qualcuno a Nola avrà sparato qualche salva di fuochi d'artificio.
Qualcuno oggi incontrando amici e conoscenti farà loro gli auguri come se fosse Capodanno.
E in effetti a Nola è così: gli anni si computano non da un gennaio all'altro, ma da un giugno al seguente. Da una Festa alla successiva.
E anche chi è riuscito a mantenere un profilo di maggiore sobrietà, sentirà nell'aria qualcosa di diverso; sentirà il montare di un'attesa lieta e febbrile, sentirà un'intera città agitata da una frenesia sempre più difficile da controllare.

Fra qualche giorno dalle viuzze del centro storico sbucheranno delle lunghe carrette cariche di assi di legno, e negli slarghi deputati allo scopo l'aria risuonerà del rumore del legno inchiodato. 
Per prima sarà assemblata la borda, il lungo palo centrale alto venticinque metri intorno al quale viene costruita l'intera struttura lignea del Giglio; e quando la borda sarà sollevata e appoggiata ad uno dei palazzi circostanti l'avvenimento sarà festeggiato con lo spumante e i mortaretti.

Poi intorno alla borda sarà costruito l'intero Giglio; e poi, e poi, e poi.

Per chi come me vive lontano da Nola, l'inizio di giugno porta con sé sentimenti ambivalenti: da una parte lo spirito per antica, inveterata abitudine, si associa nella gioia a tutti i nolani; dall'altra il senso di lontananza e di distacco, la tristezza di un esilio non importa quanto volontario si fanno sentire in questi giorni più che mai.

Ma è una tristezza che per fortuna dura poco, soprattutto se - come me - si ha la fortuna di poter trascorrere a Nola almeno la settimana della Festa.  Ancora un paio di settimane e poi si potrà di nuovo passeggiare per il Corso, ci si potrà affacciare mmiezo 'a Chiazza scrutando alla ricerca di volti familiari, cercare un po' d'ombra nei vicoletti.

Sì, lo so.

La mia città, la mia terra è attanagliata da problemi drammatici. 
L'economia che non decolla, la criminalità, l'inerzia della politica, i veleni nel terreno.
E sì, lo so: non sarà l'ebbrezza della Festa, non sarà lo splendore della luce di giugno a sanare queste piaghe.

Ma io rivendico il diritto, conquistato ogni anno con cinquantuno settimane di assenza e di nostalgia, di mettere per la cinquantaduesima settimana tutte le sgradevolezze fra parentesi. 

Il diritto di illudermi, sapendo che di illusione si tratta, che la realtà che vedo coincida con quella del ricordo e del sogno. 

Il diritto di ogni emigrante di sentirsi, almeno per pochi giorni all'anno, pienamente e compiutamente a casa.