Mio padre per quarant'anni ha fatto il maestro elementare. La sua
giornata lavorativa si concludeva perciò all'ora di pranzo. Questa circostanza, unita alla vicinanza tra scuola e casa, ha fatto sì che egli
potesse diventare un autentico virtuoso della pennichella. La praticava
(e mi risulta la pratichi tuttora) nella sua forma più classica e
nobile: per durate che andavano dalla mezz'ora ai tre quarti d'ora e
spesso allungato su una poltrona. Cedeva alla facilitazione, starei per
dire alla tentazione, del letto solo in qualche giornata invernale
particolarmente fredda o viceversa nelle temibili controre del mio Sud.
La
mia giornata lavorativa contrattuale è di sette ore e mezzo più un'ora
di pausa pranzo; in più lavoro a un'ora abbondante di viaggio da casa.
Questo mi taglia fuori dalle pennichelle infrasettimanali e mi lascia un
misero residuo nei fine settimana. Le mie pennichelle si svolgono
rigorosamente a letto (mai riuscito a prendere sonno se non
completamente sdraiato e coperto) e travalicano la misura classica
estendendosi spesso per un'ora e mezzo, talvolta anche di più.
Nonostante
queste indubbie manchevolezze mi ritengo un estimatore di questo nobile
modo di trascorrere il tempo, che col sonno serale e notturno ha la
stessa parentela di un pranzo gourmet col Cheeseburger Menu di Mac
Donald.
Innanzitutto la pennichella è un modo sublime
di procrastinare; e come ci insegna Jerome K. Jerome, "è impossibile
godere a fondo l'ozio se non si ha una
quantità di lavoro da fare". Le ore serali sono naturaliter consacrate
al sonno; a metà giornata, anche il sabato o la domenica, uno ha spesso
qualche cosa, cosetta, cosuccia da fare: ebbene, quale piacere più
squisito di sapere che ci sarebbe questo o quello da fare e
contemporaneamente sdraiarsi a letto?
E poi la
pennichella ci offre l'altro condimento indispensabile di ogni piacere
raffinato: quello della sua assoluta superfluità. Il sonno notturno è
riposo che il nostro corpo e il nostro spirito ci richiedono ed è un
richiamo che non permette di essere ignorato; quello pomeridiano è
riposo di cui in fondo potremmo fare a meno, che ci concediamo
magnanimamente in un atto di generosità verso noi stessi.
E
infine: che dire delle altre delizie che la pennichella porta con sè,
potremmo dire che implica? Dal lento ritorno allo stato di veglia, molto
più graduale e prolungato che al mattino, al caffè (da prepararsi
esclusivamente con la napoletana, chè la moka o peggio ancora i bibitoni
caldi li lasciamo ai nordici, dai milanesi in su) che aspettiamo
pazientemente scenda?
Diffidate di chi diffida della
pennichella. Dicono che siano ore perdute: sono invece ore guadagnate
perchè le sottraiamo liberamente al flusso della produttività per
incastonarle nell'oro dell'otium.

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