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sabato 8 settembre 2018

Esercizi di traduzione dal polacco, 7

Quello che segue potrebbe essere un editoriale apparso su un giornale o una rivista dei nostri giorni. Proprio di questi giorni, di oggi o al massimo di un paio di mesi fa.
E invece è apparso sulla rivista "Kultura" (il periodico culturale dei polacchi fuoriusciti dalla Repubblica Popolare, pubblicato dapprima a Roma e poi a Parigi) più di trent'anni fa a firma Sławomir Mrożek. Lascio al mio inclito pubblico il compito di trarre le conclusioni da questa circostanza, e vi lascio in compagnia della scrittura sempre affilatissima del Nostro.



SALUTI DA PARTE DI



Ciao, sono io, il vostro immortale, eterno, universale Cretino.
Sono stato ovunque, ci sono stato sempre. Ma solo adesso sto davvero bene, sono sotto protezione e il mio futuro si prospetta più roseo di qualunque altro futuro nel passato: è finalmente giunto il tempo di due assiomi grazie ai quali mi sento meglio di quanto sia mai stato.
Innanzitutto, è stato stabilito con certezza che io non esisto. Così come il diavolo, mi sento splendidamente dentro questa mia proclamata inesistenza. Si sa che il diavolo (che peraltro è mio cugino) solo di rado e malvolentieri si presenta nella sua vera forma; è un campione di mimetismo e sa bene il perchè: la credenza universale che non esiste gli dà la massima libertà d'azione. 
La faccenda con me funziona esattamente allo stesso modo. Continuate a essere certi che io non ci sono, ragazzi miei, e io me la sfango alla grande.
Che io non esista non l'hanno proclamato direttamente, ma per me poco cambia. Che io non esista è derivato da considerazioni altamente nobili e da fini superiori, nessuno mi aveva messo in conto, ma per me è ancora meglio così. La mia inesistenza è un prodotto collaterale, un effetto indesiderato - così come in medicina nuove e molto interessanti manifestazioni della sifilide sono un effetto imprevisto e indesiderato dell'aver debellato la sifilide tradizionale, della  resistenza che i batteri sviluppano ai nuovi farmaci. Anche l'ecologia è piena di esempi di questo genere. Detta in breve, quando hanno proclamato che tutti gli uomini sono uguali, ne è derivato che nessuno è più stupido di un altro. Quindi è stato giocoforza ammettere, in nome dell'uguaglianza, che tutti sono ugualmente stupidi oppure ugualmente intelligenti. Questa scelta non è davvero tale, visto che entrambe le alternative sono insensate allo stesso modo. Ciononostante, in nome dell'amor proprio collettivo, è stata scelta la seconda delle due.
Il secondo assioma che giova alla mia salute è la convinzione che l'ideologia (questa o un'altra verrebbe da dire, ma non si può perché si tratta sempre di quell'ideologia che uno sceglie come propria) garantisce ipso facto l'intelligenza di chi la sceglie. E tutte queste ideologie sono raggruppate in due distinti mucchi (1) , chiamati "di sinistra" e "di destra".
Al giorno d'oggi non si può più aprire il giornale, ascoltare la radio, ascoltare e guardare quello che dice e mostra la televisione, né tantomeno parlare con qualcuno, neanche con sé stessi, senza che tutto, davvero tutto, venga etichettato come "di sinistra" o "di destra". Nessuno chiede più se qualcosa è stupido o intelligente, onesto o disonesto, alto o basso, piccolo o grande, aperto o chiuso, rado o denso, molle o duro, rotondo o quadrato, secco o umido, se è fangoso, se è dritto, storto, se profuma, puzza, se sta fermo, cammina, è vivo, è morto, parla, grida, tace, se è velenoso, saporito, se viene da un uccello, da un rettile, da un animale da pelliccia. Dio mio, queste domande potrebbero moltiplicarsi all'infinito visto che infinitamente ricco è il nostro mondo. Invece no, esiste una sola domanda, "progressista o reazionario", "di destra o di sinistra". 
Questo impoverimento, questo appiattimento, questa desertificazione, questa morte dell'intelligenza e della sensibilità umane si sono compiute dapprima dove già l'ideologia impera e poi si sono propagate nel resto del mondo e ovunque avanzano, gradatamente ma velocemente. Il signor Mrożek non legge più la stampa polacca perchè già da lungo tempo la conosce a memoria. Legge ancora l'"International Herald Tribune" ma sempre più malvolentieri, perchè già molto di quello che trova in quel giornale potrebbe citarlo prima ancora di cominciare a leggere. Molto e sempre di più, perciò per lui è sempre più noioso. 
E a me, Grande Cretino, tutto questo va a meraviglia. Chi più si interessa, chi più si preoccupa di me, chi più mi perseguita se l'unica cosa importante è "di destra" o "di sinistra"? Si parla ancora del Grande Inquisitore, lui ancora va un po' di moda, ma sul Grande Cretino silenzio assoluto. Me la spasso ovunque ne abbia voglia, per me "sinistra" o "destra" sono ugualmente buone, purchè trovi una qualunque occasione in una qualunque delle due zone. A volte queste occasioni sono di più qua, a volte là: questo dipende dall'epoca storica, cioè da quale parte è il potere. E per questo non è neanche necessario che sia potere nella sua forma più pura, potere politico: va bene anche lì dov'è la moda: del resto i legami fra moda e potere sono nascosti ma indubbi. Lì dov'è la moda si raccolgono più numerosi i miei discendenti, i miei figli, i miei piccoli cretini, formando un forte gruppo. E preparano sabba, banchetti e rituali nei quali mi manifesto io, il Grande Cretino, in tutta la mia maestà. Sono orge davvero belle. 
I piccoli cretini, i miei bambini adorati, mi rendono tanti servizi. E' noto - vedi l'assioma numero uno - che nessuno è più stupido di un altro. Perciò quando un piccolo cretino qualunque, in una delle innumerevoli discussioni che hanno luogo senza sosta, afferma che di notte è chiaro e di giorno è buio bisogna - perchè non si può fare altrimenti - mettersi a discutere con lui e dimostrare che è di notte che è scuro e di giorno è chiaro. In questo modo quelli che avrebbero qualcosa di più e di più interessante da dire si logorano in queste discussioni, facendo per di più la figura dei fessi perchè chiunque si metta a dimostrare che di notte è buio e di giorno chiaro deve giocoforza fare la figura del fesso. Invece il piccolo cretino che ha iniziato la discussione non fa affatto la figura del fesso, al contrario, il suo è "un pensiero originale", "un'idea interessante". Ovviamente sarebbe molto più semplice dirgli "Stai zitto, piccolo cretino!" ma questo non si può fare a nessun costo perchè sarebbe "una mancanza di rispetto per la personalità umana". 
Sì, gli assiomi numero uno e numero due sono per me una gran bella cosa. Ma vi svelo il segreto più importante della mia potenza: io non sono un essere materiale, sono un'essenza. Sono come l'etere, come un ectoplasma, come l'energia. Per questo posso passare attraverso i muri e entrare nei cervelli, non c'è barriera che mi possa resistere. Scorro, mi infiltro, divento solido, evaporo a mio piacimento. Le condizioni storiche possono essermi più o meno favorevoli ma per mia natura io sono al di là della storia e della sociologia, in ultima analisi indipendente da loro.
Giustamente una volta il signor Mrożek ha osservato che "non c'è nessuno tanto intelligente che almeno una volta non abbia pensato, si sia espresso, si sia comportato in maniera stupida. E non c'è nessuno tanto stupido che almeno una volta non abbia pensato, si sia espresso, si sia comportato in maniera intelligente". Bravo, signor Mrożek, bravo. E tu chi sei, signor Mrożek, che ne pensi, eh? Ecco, appunto, signor Mrożek: per questo e per ogni eventualità è meglio che tu adesso, subito, all'istante, la smetta di scrivere.

(da "Kultura", 4/1985)

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(1): qui Mrożek usa un gioco di parole intraducibile in italiano: "dwie osobne kupy" significa sia "due mucchi distinti" che "due merde differenti".

domenica 13 settembre 2015

Esercizi di traduzione dal polacco, 4

Un ricordo d'infanzia come tanti si trasforma, nella prosa acuminata di Sławomir Mrożek, in una riflessione sulla verità e sull'inganno. Il testo è tratto da "Osservazioni personali" (Uwagi osobiste, Warszawa, Noir sur Blanc, 2007)


Il latte


Cracovia, Planty. Fotografia di B. Maliszewska
A Cracovia, non lontano dal parco Planty, c'era una mescita di bevande analcoliche. Fra i tavolini di marmo, su piattini e tovaglioli, si serviva del delizioso latte. Freddo d'estate e - di sicuro - caldo d'inverno. Probabilmente anche altre bevande: cioccolata calda, kakao, limonata: ma di questo non ho la certezza perchè ci andai una volta sola, in estate, e bevvi solo latte. Mi ci accompagnò mia madre, avevo non meno di otto anni e non più di dieci: non meno di otto perchè imparai a leggere (e scrivere) all'età di sette anni e ricordo che riuscii a leggere da solo la scritta che campeggiava all'esterno della mescita: LATTE FRESCO. Non potevo avere comunque più di dieci anni perchè quando avevo dieci anni cominciarono la guerra e l'occupazione tedesca e in posti come quello - ahimé - non ci si andava più.
L'annuncio LATTE FRESCO mi inquietava: non era difatti scritto con la vernice o con lo smalto, ma inciso nella pietra sulla facciata dell'edificio, come avevo visto da qualche parte sui basamenti dei monumenti di granito. La cosa mi sembrava illogica. "E che succede" - pensavo - "se il rifornimento del latte arriva in ritardo, o si verifica qualche altra circostanza imprevedibile e il latte arriva non più fresco? O addirittura inacidito? In quel caso la scritta che è fissa continuerà a ripetere LATTE FRESCO. Ma solo il sostantivo LATTE sarà la verità, mentre l'aggettivo FRESCO diventerà una bugia".
Non sapevo ancora che proprio allora e proprio in quel modo la mia infanzia cominciava a finire.
Forse avevo imparato a leggere troppo presto.


sabato 8 febbraio 2014

Esercizi di traduzione dal polacco, 1

Senza nessuna pretesa di sistematicità, come è nello spirito di questo blog, inizio una serie di post a cadenza variabile in cui proporrò testi o frammenti di testi polacchi che mi sono particolarmente piaciuti e dei quali non esiste a mia conoscenza una traduzione in italiano.

Per cominciare ho scelto un brano tratto da "Uwagi osobiste" ("Osservazioni personali") di Sławomir Mrożek. Il libro è una raccolta di testi che Mrożek pubblicò dal 1997 al 2002 sul quotidiano "Gazeta Wyborcza". Come sempre in Mrożek, la brevità quasi aforistica del testo racchiude una densità di temi e spunti sufficiente per un piccolo saggio. 



Remscheid

Avevo un giorno libero a Remscheid. In albergo avevo guardato la televisione e avevo letto, alla fine decisi di farmi un giro in città. Una piccola città adagiata sulle colline. Tedesca, ma in giro c'erano solo turchi. I tedeschi erano andati via per il week-end già il sabato, ed era domenica. Ai tavolini situati all'esterno di bar e ristoranti siedono uomini baffuti dai capelli neri. Altri stanno in piedi agli angoli delle strade e discutono. Gruppi di bambini sui pattini a rotelle e di robusti giovinastri superano per strada gruppi di donne avvolte in scialli neri e lunghe gonne dai colori tristi, che si affrettano verso casa cariche di buste di plastica con la spesa. Ma la chiesa di mattoni rossicci, gli edifici, la pianta, l'organizzazione, le infrastrutture erano indubbiamente, inconfondibilmente, inesorabilmente tedeschi. Non il più piccolo rifiuto né cartaccia, e quand'anche ci fossero state sarebbe stato solo temporaneamente, già il lunedì sarebbe tutto scomparso, raccolto dalla nettezza urbana. Tutto ad angolo retto, nulla secondo linee ondulatamente tremolanti.
Insomma, era strano e in un certo senso schizofrenico. Ogni città difatti è una conseguenza dei suoi abitanti, tanto di quelli vivi che di quelli che già se ne sono andati e hanno creato la generazione presente. Lì invece vivi e morti non si accordavano tra loro.
Mi misi al banco e ordinai del kebab.
"Wiewiel?" chiesi, in una lingua comprensibile ad entrambi sebbene non fosse la lingua madre di nessuno di noi due. Il turco mi disse quanto costava il kebab, gli porsi una manciata di monete, marchi e pfenning.
Scelse tra di esse quanto gli occorreva, mi restituì il rimanente insieme a una monetina a parte.
"Non è di qua", mi spiegò gentilmente.
Aveva ragione. Era un pezzo da cinque groszy con l'aquila polacca.


martedì 27 agosto 2013

Sławomir Mrożek, 1930-2013

"Sto soffrendo! Lo capisci?!" (disegno di S. Mrożek)
A volte le combinazioni della vita sono davvero curiose. Un paio di settimane fa ero in Polonia e avevo appena cominciato a leggere il secondo volume dei Diari di Sławomir Mrożek quando appresi che lo scrittore era appena morto a Nizza, città nella quale risiedeva dal 2008.
Disegnatore, scrittore, drammaturgo, Sławomir Mrożek è stato una delle figure intellettuali più interessanti del recente panorama culturale polacco.
Il mio incontro con Mrożek risale a una quindicina d'anni fa, quando comprai su una bancarella di libri usati una delle sue più celebri raccolte di racconti, "L'elefante": non sapevo nulla di lui, ma interessandomi  - al solito in maniera dilettantesca e disordinata - di tutto ciò che fosse polacco, pensai che un nome e un cognome così fossero una garanzia sufficiente.

Mi bastarono poche pagine per capire che quello che avevo per le mani era il libro di un fuoriclasse. Una fantasia scatenata e un'intelligenza acuminata come un fascio laser  facevano di ognuno di quei brevi raccontini una specie di benefica pilloletta per la mente.
Sono racconti nei quali spesso si parte da presupposti verosimili, da situazioni apparentemente pacifiche e si arriva - a fil di logica - verso conclusioni grottesche ed assurde.

Come nel racconto che dà il titolo alla raccolta, storia di un direttore di zoo carrierista che per ingraziarsi gli alti papaveri del partito decide di rinunciare ai fondi già stanziati per l'acquisto di un elefante e sostituirlo con uno di gomma. La brillante idea viene però compromessa dagli inservienti dello zoo che - stufi di pompare aria con una pompa a mano nell'enorme carcassa - decidono di pompare elio da una bombola che trovano nel magazzino: col risultato che mentre un'insegnante intrattiene la classe davanti alla gabbia del presunto elefante descrivendone la grandezza e il peso, questo si stacca da terra e comincia a volteggiare in aria spinto dal vento. Meravigliosa la chiusa del racconto, che qua riporto nella mia insufficiente traduzione:


"L'elefante fu ritrovato nel vicino giardino botanico, dove cadendo aveva urtato un cactus ed era scoppiato. 
Gli studenti che erano allo zoo abbandonarono la scuola e si diedero al teppismo. Probabilmente bevono vodka e rompono vetri. Non credono nel modo più assoluto agli elefanti".

"Un'infanzia difficile, la guerra, l'occupazione sovietica e adesso tu?"
O l'impagabile "La cooperativa mezzo litro" in cui si immagina un'ipotetica istituzione che fornisce volontari disposti a fare compagnia a chi vuol bersi una bottiglia di vodka ma non vuol farlo da solo, facendo così incontrare domanda e offerta.

E' tutta una girandola di personaggi improbabili, di atmosfere sghembe, di vicende surreali che a cerchi concentrici mettono alla berlina i paradossi della società della Polonia comunista, della mentalità dell'homo polonicus, della condizione di vita dell'homo sapiens in generale.

Quello che avrei imparato ad apprezzare solo molto dopo questo primo impatto con Mrożek è l'uso magistrale della lingua: una capacità prodigiosa di cambiare registro, stile, impronta sulla base di quello che la situazione richiede.

Ma oltre che come narratore Mrożek è stato attivo anche come drammaturgo, e i suoi drammi "Tango" e "Gli emigranti" sono tra gli esiti più alti del teatro polacco del XX secolo, degni di stare al fianco dei grandi capolavori di Pirandello, di Beckett, di Ionesco, di Harold Pinter. Sono lavori in cui è possibile rilevare la stessa capacità di cogliere assurdi e paradossi di anelli via via più vasti di realtà che si riscontra nelle novelle, e che costituisce alla fine l'eredità più grande e la ragione del senso di perenne freschezza e attualità che promana da buona parte dell'opera di Mrożek.

Chiudo questo piccolo ricordo di un grande scrittore con una piccola annotazione a margine: Mrożek era un appassionato fumatore di pipa, e nei suoi diari più volte si parla del conforto e della gioia che traeva dalle sue pipate. In una lettera ad un suo amico una volta scrisse: "Ho sempre desiderato di morire in maniera tale da avere il tempo di cancellare tutte le mie tracce. Addirittura bruciare le mie pipe".
Ecco, come ho già scritto altrove  tra il fumatore e le sue pipe si instaura un legame tutto particolare: e che un uomo della fantasia di Mrożek abbia evocato proprio l'immagine delle pipe che bruciano per rappresentare il grado estremo della scomparsa è una cosa che mi colpisce e mi commuove.

Niech ziemia Panu lekką będzie, Panie Mrożku.


Sławomir Mrożek, 1930-2013